Tumore del pancreas e del colon, da ASCO 2026 nuove terapie che cambiano le prospettive di cura
Per molti pazienti rappresentano risultati che fino a pochi anni fa sarebbero stati considerati impensabili. Le principali novità presentate all'American Society of Clinical Oncology (ASCO), il più importante congresso mondiale di oncologia, aprono infatti nuove prospettive di cura per alcune tra le neoplasie più difficili da trattare, come il tumore del pancreas, del colon e dello stomaco. L’Istituto Nazionale dei Tumori (INT) di Milano è stato protagonista di questo percorso di innovazione, contribuendo direttamente ad alcuni degli studi più rilevanti presentati durante il congresso di Chicago. “ASCO è sempre un momento fondamentale perché consente di trasferire rapidamente ai pazienti le innovazioni che emergono dalla ricerca”, spiega Filippo Pietrantonio, responsabile della Struttura Semplice di Oncologia Gastrointestinale dell'INT. “Quest'anno abbiamo visto risultati che possono realmente cambiare la pratica clinica e offrire nuove opportunità terapeutiche a pazienti che fino a oggi disponevano di opzioni limitate”.
Tumore del pancreas: una svolta attesa da decenni
La novità più importante riguarda il tumore del pancreas avanzato, una delle forme oncologiche più aggressive e difficili da trattare. Per la prima volta dopo decenni di sostanziale immobilità terapeutica, una terapia mirata diretta contro una proteina alterata presente nella grande maggioranza dei tumori pancreatici ha dimostrato di superare in modo significativo la chemioterapia standard nei pazienti già trattati. Lo studio, presentato nella sessione plenaria del congresso e pubblicato contemporaneamente sul New England Journal of Medicine, ha evidenziato un raddoppio della sopravvivenza rispetto alle terapie attualmente disponibili, associato a un miglioramento della qualità di vita e della risposta al trattamento. L'Istituto ha avuto un ruolo di primo piano nella sperimentazione, risultando il centro europeo con il maggior numero di pazienti arruolati. “Per quarant'anni nel tumore del pancreas abbiamo avuto quasi esclusivamente la chemioterapia”, sottolinea Pietrantonio. “Oggi vediamo finalmente una terapia innovativa capace di modificare in modo significativo la storia naturale della malattia. È solo il primo passo, ma apre scenari che fino a poco tempo fa sembravano irraggiungibili”. L'INT parteciperà inoltre a sei nuovi studi clinici che valuteranno l'impiego della stessa molecola in fasi sempre più precoci della malattia, con l'obiettivo di massimizzarne i benefici e ampliare il numero di pazienti che potranno trarne vantaggio.
Nuove speranze anche per tumore del colon e dello stomaco
Importanti risultati sono emersi anche nel tumore del colon-retto e nel carcinoma gastrico. Nel tumore del colon con mutazione BRAF, una forma particolarmente aggressiva che interessa circa l'8% dei pazienti, nuove combinazioni di chemioterapia e terapie bersaglio hanno consentito di ridurre il rischio di morte di circa il 50%, avvicinando la prognosi di questi pazienti a quella delle forme meno aggressive. “Siamo riusciti a trasformare un sottogruppo storicamente caratterizzato da una prognosi sfavorevole in una condizione molto più controllabile”, osserva Pietrantonio. “L'obiettivo della ricerca è proprio questo: ridurre progressivamente le differenze di esito tra i diversi pazienti”. Parallelamente si stanno aprendo nuove prospettive anche per i tumori del colon HER2-positivi, grazie all'arrivo di farmaci innovativi e a studi accademici promossi direttamente dall'INT, come il progetto CHIMERA, sviluppato in collaborazione con la Fondazione GONO GI. Nel carcinoma gastrico HER2-positivo avanzato, invece, un nuovo anticorpo monoclonale ha dimostrato di migliorare significativamente la sopravvivenza rispetto allo standard terapeutico precedente. Anche questo studio, al quale l'INT ha partecipato attivamente, è stato pubblicato sul New England Journal of Medicine in contemporanea con la presentazione al congresso.
Dalla ricerca alle cure: l'impegno dell'INT per i pazienti
Accanto ai grandi studi internazionali, ASCO 2026 ha visto anche la partecipazione di giovani ricercatori dell'Istituto, che hanno presentato nuove analisi derivanti da studi accademici sviluppati e coordinati dall’INT. Un patrimonio di dati clinici e biologici che continua a generare nuove conoscenze e a guidare lo sviluppo delle future sperimentazioni. “L'entusiasmo che si respirava quest'anno al congresso nasce dalla consapevolezza che stiamo entrando in una fase nuova”, conclude Pietrantonio. “Molte delle innovazioni presentate riguardano pazienti che avevano già ricevuto altre terapie. Se questi risultati verranno confermati nelle fasi più precoci della malattia, le prospettive potrebbero essere ancora migliori. Per questo è fondamentale continuare a investire nella ricerca clinica e garantire ai pazienti un accesso rapido alle innovazioni terapeutiche”. Per i pazienti dell'Istituto Nazionale dei Tumori, questo significa poter accedere a studi clinici internazionali e a trattamenti sempre più personalizzati, contribuendo allo sviluppo di cure che stanno ridefinendo il futuro dell'oncologia gastrointestinale.
Ultimo aggiornamento: 18/06/2026