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Studio di fase 2/3, randomizzato di INBRX-106 in combinazione con pembrolizumab rispetto a pembrolizumab come trattamento di prima linea in pazienti con carcinoma a cellule squamose della testa e del collo (HNSCC) ricorrente o metastatico che esprime PD-L1 (CPS ≥20) - HexAgon-HN

Fase: Studi clinici di Fase II - III

Principal Investigator: Professoressa Associata Licitra Lisa Francesca Linda

Struttura Principale: Oncologia Medica 3 - Tumori testa-collo

Farmaco: INBRX-106
Pembrolizumab

Patologie: Altro

ClinicalTrials.gov: Leggi i dettagli su Clinical trials

Lo studio HexAgon-HN è uno studio che valuta l’attività della molecola INBRX-106 in associazione al pembrolizumab in pazienti affetti da ripresa locale e/o a distanza di carcinoma squamoso della testa e del collo, non ancora trattati alla recidiva di malattia con CPS≥20. 

INBRX-106 è un anticorpo agonista IgG1 esavalente ricombinante, umanizzato, che riconosce e stimola specificamente OX40, noto anche come membro 4 della superfamiglia del recettore del fattore di necrosi tumorale (TNFRSF4) o CD134, un importante costimolatore delle risposte delle cellule T. Pembrolizumanb è invece un inibitore concepito per agire mirando a parti specifiche delle cellule immunitarie. Nello specifico agisce su una proteina chiamata “proteina di morte cellulare programmata 1” (Programmed cell Death Protein 1, PD-1), che si trova sulla superficie delle cellule immunitarie e impedisce al sistema immunitario di attaccare le cellule tumorali. Mirando a queste proteine, INBRX-106 e pembrolizumab aiutano il sistema immunitario a migliorare l’attacco e la distruzione delle cellule tumorali.  

Lo studio, condotto in ottemperanza alle linee guida etiche internazionali, è da ritenersi sperimentale, poiché INBRX-106 non è approvato dalle autorità sanitarie per il trattamento del tumore della testa e del collo. Tuttavia, il potenziale impatto di pembrolizumab è già stato dimostrato in precedenti studi clinici, supportando il razionale biologico e clinico che gli inibitori dei checkpoint immunologici possano migliorarne la prognosi in questo setting di pazienti. 

L’obiettivo di questo studio è pertanto quello di ottenere maggiori risposte oncologiche al farmaco sperimentale INBRX-106 in combinazione con il pembrolizumab e di migliorare la sopravvivenza libera da progressione di malattia dei pazienti. 

Si tratta di uno studio randomizzato in aperto.  

Il termine “in aperto” indica che sia il paziente, che il medico ed il personale dello studio sanno quali farmaci dello studio verranno somministrati.  

Il termine “randomizzato” indica che i farmaci dello studio saranno scelti casualmente, come con il lancio di una moneta. L’assegnazione ad un braccio di trattamento piuttosto che all’altro avverrà con un processo informatico chiamato “randomizzazione”, che prevede un’assegnazione casuale al trattamento, senza possibilità decisionale da parte dello sperimentatore e/o del paziente. Ci sarà infatti 1 probabilità su 2 di essere assegnato/a al Gruppo A e 1 probabilità su 2 di essere assegnato/a al Gruppo B:  

  • Gruppo A: prevede la somministrazione di INBRX-106 e pembrolizumab  
  • Gruppo B: prevede la somministrazione di pembrolizumab 

La fattibilità dell’arruolamento nello studio dipende da: caratteristiche del paziente (dati demografici, storia oncologica e malattie concomitanti), esami di laboratorio e parametri radiologici, che verranno indagati attraverso precisi esami di screening, prima dell’avvio del trattamento. Tali esami si svolgeranno presso la presente Istituzione e secondo tempistiche ben definite. 

Il trattamento si svolgerà come segue: 

  • Somministrazione di INBRX-106 con o senza Pembrolizumab, mediante infusioni endovenose ogni 3 settimane, per un massimo di 35 cicli, per circa 2 anni 

Il trattamento proseguirà fino a massima risposta e come da protocollo. La cura verrà interrotta in caso di progressione di malattia o eventuale tossicità inaccettabile o, come sempre accade in una sperimentazione, in caso di decisione dello sperimentatore o del paziente (questi, tuttavia, continuerà ad avere accesso alle cure mediche e non rinuncerà ad alcun diritto legale o beneficio che le/gli spetti). 

Il paziente verrà monitorato anche per gli effetti avversi e per le potenziali tossicità immunomediate, cioè indotte dall'immunoterapia a causa dell'iperattività del sistema immunitario. Può capitare, infatti, che il trattamento immunoterapico induca eventi avversi, più spesso noti, a causa del fatto che il sistema immunitario attacca non solo le cellule malate, ma anche quelle sane, non essendo più in grado di riconoscerle come tali. In queste circostanze, gli sperimentatori proporranno terapie sintomatiche e adotteranno strategie mirate a ridurre l’intensità degli effetti collaterali (es. pause terapeutiche, riduzione di dosi, terapie a base di cortisone, etc). Per assicurare la sicurezza dei pazienti dalle tossicità dell’immunoterapia, i partecipanti allo studio saranno monitorati attentamente. 

Lo Staff coinvolto nello studio rimane a disposizione per informazioni più dettagliate (email: amo@istitutotumori.mi.it). 

Ultimo aggiornamento: 12/05/2026

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