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Tumore della tiroide metastatico: una “super PET” per personalizzare le cure e aumentare l’efficacia delle terapie

Marco Maccauro

Tipologia: News dall'Istituto

La maggior parte dei tumori della tiroide ha una prognosi favorevole, può essere trattata con successo attraverso la chirurgia e, quando necessario, con la terapia radiometabolica. Esiste però una quota di pazienti, circa il 20%, che sviluppa forme più aggressive o metastatiche e necessita di percorsi terapeutici più complessi. Per questi pazienti la Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori di Milano sta conducendo uno studio sostenuto da Fondazione AIRC e coordinato dalla Struttura Complessa di Medicina Nucleare, con l'obiettivo di rendere il trattamento sempre più personalizzato. “Vogliamo individuare per ciascun paziente la dose di terapia più efficace, mantenendo al tempo stesso il più alto livello di sicurezza possibile”, spiega il Dottor Marco Maccauro, Direttore della Struttura Complessa di Medicina Nucleare dell’Istituto. Lo studio, unico in Italia e tra i pochi al mondo, è rivolto ai pazienti con carcinoma tiroideo differenziato metastatico e utilizza un innovativo tracciante PET, lo iodio-124, che consente di valutare in modo estremamente accurato l'estensione della malattia e la risposta attesa al trattamento.

Una terapia costruita su misura 
La terapia con iodio-131 rappresenta da anni uno dei trattamenti di riferimento per alcune forme di tumore della tiroide. Grazie alle informazioni ottenute attraverso la PET con iodio-124 e alle analisi dosimetriche effettuate sul sangue, i medici possono oggi stimare con maggiore precisione quale sia la dose terapeutica più adatta per ogni paziente. “L'obiettivo è massimizzare l'efficacia del trattamento sulle metastasi e, contemporaneamente, limitare il rischio di tossicità per gli organi più sensibili, come il midollo osseo”, sottolinea Maccauro. Il percorso prevede una fase diagnostica preliminare che permette di raccogliere tutti i dati necessari per pianificare la terapia in modo personalizzato. A distanza di alcuni mesi dal trattamento, i pazienti vengono nuovamente valutati per verificare la risposta alla cura e stabilire l'eventuale necessità di ulteriori interventi terapeutici.

Risultati incoraggianti e prospettive future 
Avviato nel 2022, lo studio ha già coinvolto circa 60 pazienti provenienti da diversi centri italiani. I risultati preliminari sono promettenti e potrebbero contribuire a definire nuovi criteri per la gestione dei carcinomi tiroidei avanzati. Un elemento distintivo del progetto è la possibilità di identificare, attraverso la dosimetria personalizzata, il miglior equilibrio tra efficacia terapeutica e sicurezza, superando l'approccio basato su dosi standard uguali per tutti. “Stiamo cercando di individuare parametri che consentano di prevedere con sempre maggiore accuratezza quali pazienti possano beneficiare maggiormente del trattamento”, conclude Maccauro. “L'obiettivo è offrire cure sempre più personalizzate, efficaci e sicure, migliorando le prospettive di chi affronta le forme più complesse di questa malattia”.

Ultimo aggiornamento: 06/07/2026

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