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L'Istituto Nazionale dei Tumori compie 90 anni e si conferma primo tra gli IRCCS oncologici italiani

COMUNICATO STAMPA

  • Inaugurato il 12 aprile 1928, oggi l’INT, con oltre 2.000 forze attive tra medici oncologi, ricercatori, personale infermieristico, impiegati, collaboratori e borsisti, registra 18.056 ricoveri annui e 1.214.985 prestazioni ambulatoriali.
  • Da sempre sede della ricerca in campo oncologico INT è stato promotore del cambio epocale di paradigma: da "malattia incurabile" ora si riesce a guarire il 65% dei nuovi tumori, in certi casi l’80-90%, con un aumento della prevalenza: un italiano su 20 oggi vive con una esperienza di tumore.
  • Terapie a target in base al profilo genomico del tumore e farmaci immunoterapici che potenziano o addirittura “restaurano” il sistema immunocompetente a livello del tumore sono le nuove frontiere della cura.

Milano, 12 aprile 2018. Quest'anno l'Istituto Nazionale dei Tumori compie novant'anni. Il 12 aprile 1928 l’INT viene infatti inaugurato, presente tra le Autorità dell’epoca anche il suo fondatore, il professor Luigi Mangiagalli, e il 1° maggio inizia l’attività clinica con il ricovero di 23 pazienti, tutte donne.  L’idea di base, come dichiarato dallo stesso Mangiagalli, era che “il cancro venisse curato da cancerologi”. E così è stato.

«L’INT è nato come luogo di studio e di cura delle malattie oncologiche, quando venivano considerate misteriose e incurabili. Non a caso, ai tempi il tumore veniva definito “male oscuro” – spiega Enzo Lucchini, Presidente Istituto Nazionale dei Tumori – Da allora sono stati compiuti passi da gigante e grazie al binomio cura e ricerca abbiamo contribuito alla cancellazione dell’aggettivo “incurabile” e siamo diventati i protagonisti di un cambio epocale di paradigma: da malattia incurabile a malattia curabile e guaribile. Oggi infatti si sta finalmente assistendo a un costante incremento della percentuale di persone che sopravvivono dopo una diagnosi di tumore».

L’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano è a tutt’oggi il primo del 12 IRCCS oncologici italiani con 18.056 ricoveri annui, 1.214.985 prestazioni ambulatoriali, 464 posti letto e 18 MAC (Macroattività Ambulatoriale Complessa), 27 laboratori di ricerca, oltre 2000 forze attive tra medici oncologi, ricercatori, personale infermieristico, impiegati, collaboratori e borsisti.

«E’ un primato che ci fa onore ma che richiede impegno e aggiornamento costanti – dichiara Luigi Cajazzo, Direttore Generale Istituto Nazionale dei Tumori – Abbiamo infatti il dovere di assicurare ai nostri pazienti una cura sempre all’avanguardia, e di questa possibilità dobbiamo rendere merito anche al supporto della Regione. Il nostro desiderio è di essere una "cabina di regia" per garantire maggiore appropriatezza e razionalizzazione delle risorse. È un progetto che sta già prendendo forma con l’attuazione della Rete Oncologica Lombarda che ci vede protagonisti».

 

«La Regione Lombardia ha recentemente confermato in capo all’INT il ruolo di ente attuatore della Rete Oncologica Lombarda (ROL), una comunità scientifica che ha permesso non solo un aggiornamento costante di tutti gli specialisti che in Lombardia si occupano di oncologia, ma anche la condivisione di buone prassi e di linee guida che hanno consentito, in qualsiasi punto del nostro territorio, cure appropriate e mirate per i tanti nostri pazienti – dichiara Attilio Fontana, Presidente Regione Lombardia – Oggi, è all’esame dei nostri uffici una proposta di nuova ROL che vede sempre l’Istituto quale ente attuatore e che mira a realizzare un vero e proprio governo dell’offerta oncologica regionale mediante una rete di patologia gestita a tutti i livelli: clinico, organizzativo e scientifico. L’obiettivo è quello di migliorare ulteriormente l’appropriatezza delle cure e assicurare equità di trattamento su tutto il territorio regionale».

 

Nel 2017[1] le persone che hanno avuto una storia di neoplasia sono 3.304.658, pari al 5,4% dell’intera popolazione, con un aumento del 24% rispetto al 2010. Di questi, il 27% può essere definito “già guarito” e un ulteriore 20% convive con la malattia per un periodo sempre più lungo.

«I progressi avvenuti in questi novant' anni sono innegabili e grazie alla ricerca i cambiamenti sono stati epocali. Possiamo dire che ora si riesce a guarire il 65% dei nuovi tumori, in certi casi l’80-90% con un aumento della prevalenza: un italiano su 20 oggi vive con una esperienza di tumore – precisa Giovanni Apolone, Direttore Scientifico Istituto Nazionale dei Tumori – Anche per quanto riguarda le terapie chemio e radioterapia non hanno perso la loro importanza, questo va sottolineato, ma non rappresentano più l’unica strategia. Oggi la medicina è personalizzata, con terapie a target in base al profilo genomico del tumore. Il ventaglio di scelte terapeutiche dunque oggi non prevende più solo le terapie tradizionali, ma anche per esempio farmaci immunoterapici che potenziano o addirittura “restaurano” il sistema immunocompetente a livello del tumore o del micro-ambiente tumorale».

 

«Sono molto orgoglioso –spiega  Giulio Gallera, Assessore al Welfare di Regione Lombardia - che l’Istituto Nazionale dei Tumori, il migliore IRCCS d’Italia, sia parte del sistema sociosanitario lombardo. Rappresenta un punto di riferimento importante a livello nazionale e internazionale, qui è nata la Rete Oncologica Lombarda e quella che oggi è diventata la Rete Nazionale dei Tumori Rari. Sempre all’Istituto è stato di recente avviato il nuovo polo per la diagnosi e la cura delle patologie oncologiche oculari. Oggi con la riforma affrontiamo la nuova sfida della presa in carico dei pazienti cronici. Una nuova sfida che ci permetterà di garantire anche ai malati oncologici cure sempre più accurate e personalizzate».

 

Oggi è possibile usufruire di percorsi diagnostico-terapeutici strutturati all’interno dell’Istituto ed è migliorata l’attenzione al paziente anche come "persona", e non solo come malato, attraverso lo sviluppo dell’oncologia integrata, della medicina narrativa, di eventi musicali e, ultimo ma non meno importante, con il prezioso supporto delle associazioni di volontariato. «All’INT hanno esercitato la loro attività i giganti dell’oncologia e questo avviene tutt’ora – dichiara Luigi Cajazzo – Ma gradualmente, nei decenni si è sviluppato il concetto di team multidisciplinare con una presenza a 360 gradi accanto al paziente".

 

All’INT oggi ci sono 27 laboratori di ricerca e 540 persone che vi lavorano. Nel 2016 sono stati condotti oltre 640 studi clinici di cui 246 osservazionali e 394 sperimentali: questo ha permesso a quasi 25 mila pazienti di entrare nei protocolli di ricerca. Un approccio innovativo che richiede un lavoro in sinergia a livello internazionale.  «L’INT è classificato come Comprehensive Cancer Center, è coordinatore della Joint Action europea sui tumori rari (JARC), ed è membro del consorzio Cancer Core Europe formato dai sette principali European Cancer Center – sottolinea Giovanni Apolone – Si tratta di riconoscimenti importanti che dimostrano come la costituzione di network, siano la chiave per potenziare una ricerca sempre più complessa e sofisticata, il cui futuro non si baserà più su “grandi” uomini e nomi prestigiosi, ma su consorzi di importanti istituzioni. Solo nel 2015-16 sono state attivate 16 nuove collaborazioni internazionali: grazie a questa nuova strategia il numero di pubblicazioni è in costante crescita, un beneficio teorico che si concretizza in salute per il paziente».

 

Novant'anni di studio, passione e dedizione verso i pazienti, di medici e ricercatori che con il loro lavoro e impegno hanno fatto dell'INT una delle eccellenze scientifiche italiane nel panorama dell’oncologia mondiale ma soprattutto meta di riferimento per pazienti che hanno bisogno di trovare risposte adeguate ai loro bisogni. La storia ci racconta che il 5 dicembre 1928 Gabriele D’Annunzio chiese aiuto a Gaetano Fichera, primo direttore dell’Istituto, affinché venisse curata la mamma di un legionario “minacciata da quel morbo vorace”. Inizia così ufficialmente una tradizione che è parte integrante della filosofia di cura dell’INT con un dato che parla da sé: oggi tre pazienti su dieci arrivano da altre Regioni.  «Nonostante la legislazione statale stia cercando di limitare la mobilità sanitaria, questo Istituto, come altri in Lombardia, è tra le mete privilegiate di tanti pazienti italiani e stranieri – sottolinea il Presidente Attilio Fontana - E ciò per la grande competenza e per l’elevatissimo livello di specializzazione che difficilmente trova pari sul territorio italiano. Continueremo, ovviamente, ad accogliere questi pazienti anche con il supporto prezioso delle associazioni di volontariato che rappresentano un riferimento insostituibile non solo in termini di bisogni sanitari, ma anche per le necessità logistiche».

 

[1] AIOM (Associazione Italiana Oncologi Medici) e AIRTUM (Associazione Italiana Registri Tumori)

 

 




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