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La fotografia come impulso all'umanizzazione nei luoghi di cura

COMUNICATO STAMPA

  • Lo straordinario esempio dell’Istituto Nazionale dei Tumori: 52 scatti fotografici realizzati per la prima volta da un medico per i medici
  • Progetto a cura Roberta Valtorta, storica e critica della fotografia italiana e la partecipazione straordinaria del fotografo Francesco Radino

 

Milano, 6 febbraio 2018 -  L’arte migliora la qualità della vita, anche nelle strutture di cura. Spesso all’interno dell’ambiente ospedaliero, progettato principalmente per assolvere funzioni specifiche, ci si dimentica il punto di vista del fruitore: paziente, ma anche operatore sanitario. Quest’ultimo, in particolare, è gravato di un peso psicologico dovuto proprio alla professione, spesso oggetto di rilevazioni oggettive.

Recenti ricerche mostrano, per esempio che il burnout (inteso come esaurimento emotivo, sofferenza psicologica e senso di demotivazione), colpisce circa il 70% dei medici oncologi. [1]

Per questo motivo l’utilizzo delle arti visive nei luoghi di cura può svolgere un ruolo determinante per il raggiungimento di un maggior benessere delle persone coinvolte e per indurre benefici clinici e psicologici sugli individui.  Con questo obiettivo si inaugura oggi la mostra all’interno della mensa dell’Istituto Nazionale dei Tumori (INT), con le opere di Davide Scaramuzza, reumatologo e radiologo dell’Istituto, ma anche autore di suggestivi scatti fotografici.

Oggi la malattia ha assunto nuove connotazioni e richiede una visione olistica delle relazioni tra corpo, psiche e ambiente. Lo spazio non è mai neutro, ma è carico di emozioni e ciò comporta il confronto con altre discipline, come l’arte ad esempio, per un progetto che includa gli aspetti psicoemotivi, non solo del paziente, ma anche degli operatori sanitari.

“La trasformazione progressiva degli spazi dell’ospedale, o meglio l’umanizzazione dei luoghi di cura, secondo i desideri di chi li vive quotidianamente, contribuisce in modo determinante al miglioramento del clima organizzativo. Umanizzare i luoghi di cura non serve solo ai pazienti e ai loro familiari, che li attraversano per un breve spazio temporale, ma vale soprattutto per chi trascorre in questi spazi una vita intera. In questi casi l’arte può rappresentare una forma di sollievo dalla sofferenza e dallo stress psicologico giornaliero” – afferma Enzo Lucchini, Presidente INT.

“La fotografia per me è una modalità di relazione con il reale, con l’esistente. – afferma Davide Scaramuzza, Responsabile della Struttura Semplice di Radiologia Tradizionale, Istituto Nazionale dei Tumori di Milano. –Non sento un ‘dentro’ e un ‘fuori’ dall’ospedale: il desiderio di relazione non si interrompe quando entro in ospedale, anzi, è un tutt’uno con la mia attività ed esprime una tensione verso l’incontro e la condivisione. L’installazione in mensa vuole creare una possibilità di dialogo in un luogo di vita e lavoro, dove le persone che lavorano si incontrano in un momento di ristoro, e vuole significare che la vita, intesa come relazione,non conosce discontinuità.”

Cinquantadue opere all’interno della rinnovata mensa dell’Istituto: un corpus di immagini che mette in evidenza lo sguardo fotografico dell’autore verso semplici porzioni di muri, qualche cornicione, parti di porte o finestre. Sono i muri di fianco ai quali camminiamo ogni giorno, che troviamo di fronte a noi o alle nostre spalle quando li abbiamo superati.

“Abbiamo scelto la strada del colore, l’elemento che domina questo lavoro.  – afferma Roberta Valtorta, storica e critica della fotografia italiana. – Riunite dunque le immagini in gruppi dedicati all’azzurro, al giallo, al grigio, al lilla, al rosso, ai graffiti che abitano i muri, il lavoro prende il significato di una catalogazione poetica che indica immaginarie tavolozze di colori mutevoli e cariche di sfumature. Ne indica solo alcune però, perché esse potrebbero essere infinite. Superfici lisce o discontinue, campiture, materiali, colori diversi, segni lasciati dal tempo e dall’azione umana, luci che trasformano l’immagine sono gli elementi che l’autore raccoglie e rende protagonisti grazie a inquadrature ravvicinate e ben circoscritte. Lavora dunque sul “dettaglio”, cioè sul frammento fotografico, poiché sa che isolare una piccola porzione di realtà ci permette di guardare meglio e di proiettare lo sguardo in una libera dimensione immaginaria, fino a entrare nell’astrazione.

“I soggetti sono muri esterni, reali e quotidiani, di cui sono stati osservati dettagli, che invitano ad un percorso emotivamente intenso di astrazione. L’opera costituisce un invito alla passione nello sguardo verso il quotidiano, raccontando una possibilità di incontro e di stupore, parafrasando Perec, interrogando l’abituale” – aggiunge Scaramuzza.

 

La mostra di Davide Scaramuzza è stata documentata fotograficamente da Francesco Radino, considerato uno degli autori più influenti nel panorama fotografico italiano sul tema del paesaggio contemporaneo.

 

 

[1] ESMO 2014 Press Release: More Than 70% of Young Oncologists in Europe Suffer Symptoms of Burnout

 

 

Per maggiori informazioni:

• Comunicato stampa (PDF)

 




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