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Prostate Cancer Unit > La sorveglianza attiva

Direttore:
Riccardo Valdagni

Segreteria Programma Prostata:

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Fax: (+39) 02 2390 3015
Email:
programmaprostata@
istitutotumori.mi.it

La sorveglianza attiva nel tumore della prostata a rischio di progressione basso e molto basso

In seguito alla diffusione dell’utilizzo del PSA, sono molto aumentate le diagnosi di tumore della prostata. Una quota rilevante di tumori, per il loro andamento indolente e la progressione molto lenta, non avrebbe dato manifestazioni cliniche nell’arco della vita, se non fosse stato diagnosticato in seguito all’alterazione del PSA. Per evitare gli effetti collaterali delle terapie radicali (prostatectomia e radioterapia), i pazienti che presentano le caratteristiche di una malattia potenzialmente indolente (tumori di piccole dimensioni e di bassa aggressività biologica) possono avvantaggiarsi oggi di un percorso di sorveglianza che consiste in un programma di monitoraggio, attraverso il dosaggio del PSA, la visita e la ripetizione periodica delle biopsie prostatiche. L'obiettivo dei controlli è di evitare i trattamenti a tutti i pazienti che mantengono le caratteristiche di malattia iniziali e trattare i pazienti che nel corso del tempo manifestano caratteristiche di malattia a maggiore aggressività.

Per sapere se si hanno le caratteristiche per essere seguiti in un programma di sorveglianza attiva, all’interno di protocolli osservazionali è necessaria una valutazione clinica in cui i medici possono formulare e condividere con il paziente e i familiari le possibili alternative e strategie terapeutiche, che possono includere le terapie radicali (chirurgia, radioterapia esterna e brachiterapia) e la sorveglianza.

Molto si discute su quanto oneroso in termini psicologici possa essere “convivere con l’idea del tumore”. Diversi gruppi di ricerca, soprattutto quello dell’Erasmus Medical Center di Rotterdam e il Programma Prostata dell’Istituto dei Tumori di Milano, valutano in maniera sistematica la qualità di vita. I risultati sono incoraggianti: gli uomini che decidono di intraprendere la strada della sorveglianza riferiscono alti livelli di benessere emotivo, sociale e fisico. Dopo lo shock della diagnosi, gli uomini in Sorveglianza Attiva hanno modo e tempo di realizzare, a volte contro iniziali aspettative catastrofiche, che sono “sorvegliati speciali” e che tutto sommato la loro vita quotidiana procede come prima. Durante le visite di controllo, qualche paziente riporta che all’avvicinarsi del momento in cui devono fare il test del PSA o la biopsia, aumenta la preoccupazione che” qualcosa possa essere cambiato” e che la malattia sia diventata più “cattiva”. Nonostante ciò, per molti uomini i controlli rimangono comunque la strada privilegiata rispetto ai trattamenti attivi.

Il Programma Prostata della Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori di Milano partecipa e coordina i centri italiani che partecipano al protocollo di sorveglianza attiva PRIAS (www.prias-project.com) sotto l’egida della Società Italiana di Urologia Oncologica (SIUrO) (studio SIUrO PRIAS ITA).

 

 

Altri studi per i pazienti in Sorveglianza Attiva

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Ultimo aggiornamento: 06-02-2017 12:18:07

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