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Il Mieloma Multiplo - Il trapianto di midollo osseo allogenico (allotrapianto)
Nonostante il buon controllo della malattia che ottiene l'autotrapianto di midollo osseo, la probabilità di recidiva nell'arco di tempo di alcuni anni è estremamente elevata. Con lo scopo di migliorare questi risultati, è stato introdotto nel trattamento del Mieloma Multiplo il trapianto di midollo osseo allogenico o allotrapianto di midollo. I dati iniziali relativi all'impiego di questa terapia sono stati piuttosto insoddisfacenti, a causa dell'elevata mortalità legata al trapianto. Successivamente, il miglioramento delle tecniche di trapianto e l'impiego di questa terapia in pazienti con malattia meno avanzata ha consentito di ottenere buoni risultati. In particolare il 60-70% dei pazienti ottiene una remissione completa e nella metà dei casi la remissione completa si associa alla scomparsa a livello molecolare delle cellule malate dal midollo (remissione molecolare). Il trapianto di midollo osseo allogenico deve la sua elevata attività terapeutica non tanto all'azione dei farmaci chemioterapici, ma al fatto che agisce come una vera e propria immunoterapia adottiva, ossia il sistema immunitario sano del donatore aggredisce e distrugge le cellule malate del paziente, esercitando un'azione efficace e prolungata nel tempo. Infatti, l'allotrapianto non si limita a sostituire il midollo osseo del paziente con quello di un donatore sano ma comporta anche il trasferimento di un nuovo sistema immunitario dal donatore al ricevente. Dal momento che il sistema immunitario di un individuo, una volta trapiantato in un altro soggetto, può provocare dei danni gravissimi, è necessario che il livello di compatibilità nella coppia donatore-ricevente sia il più elevato possibile. Il grado di compatibilità tra fratelli viene valutato con l'analisi dei geni del sistema HLA ed il trapianto è possibile solo in presenza di un elevato livello di uguaglianza tra donatore e ricevente.
Complessivamente il trapianto di midollo osseo allogenico è gravato da una mortalità che varia dal 10% al 30%, quindi sostanzialmente più elevata rispetto all'autotrapianto. Tale mortalità è legata ad una serie di fattori (età, tipologia di donatore, presenza di altre malattie in atto, ecc.) che influenzano fortemente il rischio della procedura e che vengono attentamente valutati dall'ematologo nel momento in cui viene proposto il piano di trattamento. A dispetto della tossicità. i benefici clinici che si possono ottenere con l'allotrapianto sono di grande rilevanza. Tale tipo di trattamento viene proposto in particolare a pazienti giovani (minore mortalità da trapianto, più lunga aspettativa di vita) e/o a pazienti che presentino caratteristiche prognostiche negative tali da far ritenere a priori che i trattamenti convenzionali non siano in grado di dare un beneficio terapeutico sostanziale. Esistono varie tipologie di trapianto allogenico (allotrapianto mieloablativo, allo trapianto ad intensità ridotta, allotrapianto non-mieloablativo o "mini-allotrapianto".), caratterizzate da un grado di tossicità più o meno elevato. La tipologia di trapianto viene decisa dall'ematologo in base alle caratteristiche di malattia, l'età del paziente e l'eventuale presenza di patologie associate.


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