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Il Mieloma Multiplo - La chemioterapia
Possiamo distinguere due diverse aree di trattamento del Mieloma Multiplo in base all'età del paziente. In tutti i casi si fa utilizzo a chemioterapia, associata o meno a farmaci di nuova generazione.
Trattamento del paziente di età superiore a 65 anni.
Il trattamento standard del paziente anziano è rappresentato da un'associazione per bocca di tre differenti farmaci: Melfalan (un tipo di chemioterapico) + Prednisone (un tipo di cortisonico) + Talidomide. Tale combinazione di farmaci prevede l'assunzione di Melfalan e Prednisone per bocca per 4 giorni ogni 4-6 settimane. È prevista invece l'assunzione quotidiana e continua di Talidomide, sempre per bocca. Tale tipo di chemioterapia è generalmente ben tollerato, non dà nausea, non fà cadere i capelli, non richiede il ricovero ospedaliero in quanto le medicine vengono assunte a casa. Va comunque segnalato come vi possano essere dei problemi sono rappresentati dal fatto che il Melfalan può dare una modesta tossicità a livello del midollo osseo. Per questo motivo è importante che l'ammalato sia seguito con cadenza settimanale o bisettimanale dall'ematologo di riferimento, al fine di impostare le terapie necessarie per evitare che si manifestino problemi legati alla carenza di globuli bianchi (cioè infezioni), oppure di piastrine e di globuli rossi. Per quanto raro, non si può escludere che un paziente in trattamento necessiti di trasfusioni di sangue o di piastrine durante la fase di terapia. Oltre ai disturbi legati al Melphalan, si può fare cenno ai modesti disturbi legati al Prednisone, che sono tutti di entità limitata, ossia: stato di attivazione (si può fare fatica a dormire), ritenzione di liquidi, rossore al volto, aumento temporaneo della pressione e della glicemia. Vanno infine segnalati per la notevole importanza i disturbi dovuti all'assunzione della Talidomide. Paradossalmente tale farmaco, pur non essendo un chemioterapico, è il peggiore sotto l'aspetto della tollerabilità. Ciò che disturba principalmente chi ne fa uso è un senso di sonnolenza, di "testa vuota" e di vertigine, ma, in particolare, una forte stitichezza che, quasi sempre, richiede l'impiego di lassativi. A volte la stitichezza è tale da richiedere una riduzione della dose del farmaco. Inoltre, in particolare nei primi mesi di trattamento, esiste un rischio consistente di formazione di coaguli nelle vene delle gambe (trombosi venosa profonda). Tale effetto collaterale è di particolare rilevanza e si verifica nel 10% dei casi. L'impiego di farmaci anticoagulanti a scopo preventivo permette di ridurre, ma non annullare, l'incidenza di tale complicanza. Infine, l'uso prolungato di Talidomide può determinare un quadro di neuropatia periferica, ossia l'insorgenza di danni ai nervi periferici con un quadro clinico caratterizzato, nelle forme più leggere, da formicolio alla punta delle dita dei piedi, che con il tempo può risalire fino alla gamba e giungere ad interessare le mani. La neuropatia periferica è, almeno nelle prime fasi, reversibile, purché si provveda ad una riduzione o ad una sospensione del dosaggio del farmaco. Benché l'elenco dei possibili disturbi legati al trattamento con Melfalan + Prednisone + Talidomide sia importante, va però detto che tale tipo di terapia è nel complesso discretamente tollerato e che, in particolare, gran parte degli effetti collaterali, soprattutto quelli legati a Talidomide, vanno incontro ad adattamento una volta che si prosegua con l'assunzione dei farmaci. In generale i benefici legati all'impiego di Talidomide superano di gran lunga i rischi dovuti al farmaco. I cicli di Melfalan + Prednisone + Talidomide vengono proseguiti fino al 6° o 9° ciclo, in ragione della tolleranza individuale e della risposta clinica. Tale tipo di trattamento ha permesso di portare il numero di pazienti che rispondono al 75%, contro il 45% del trattamento di vecchia generazione (Melfalan + Prednisone), con un 15% di pazienti che raggiungono la remissione completa (2% con il trattamento di vecchia generazione). A due anni dal termine della terapia il 55% dei pazienti mantiene ancora la risposta clinica precedentemente ottenuta (25% con il trattamento di vecchia generazione).
Trattamento del paziente di età inferiore o uguale a 65 anni.
Il trattamento standard del paziente giovane era in passato rappresentato da un'associazione di farmaci chemioterapici, solitamente Vincristina (un chemioterapico) + Adriblastina (un chemioterapico) + Desametazone, (un cortisonico) (ciclo VAD). Solo di recente è stato dimostrato che l'associazione di Desametazone e Talidomide permette di ottenere risultati clinici significativamente superiori, pertanto tale combinazione ha sostituito la precedente nella gran parte dei casi. Lo schema di trattamento prevede la somministrazione per bocca di Desametazone per 4 mesi ai giorni 1-2-3-4, 9-10-11-12 e 17-18-19-20 del 1° e 3° mese, mentre nel 2° e 4° mese il farmaco viene assunto solo nei giorni 1-2-3-4. Tale approccio terapeutico ha permesso di aumentare considerevolmente il numero di pazienti che ottengono una risposta clinica (75% dei casi trattati con Desametazone e Talidomide rispetto al 50% dei pazienti trattati con VAD). In generale la terapia Desametazone e Talidomide è discretamente tollerata, gli effetti collaterali di rilievo sono scarsi e, va segnalato, non determina la caduta dei capelli. Una volta effettuata la fase iniziale di trattamento, che serve a risolvere la sintomatologia della malattia ed a effettuare una "pulizia" a livello del midollo osseo, si procede con la fase successiva della raccolta delle cellule staminali e del trapianto di midollo osseo autologo.


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