Contenuto
Il trapianto di midollo osseo allogenico (allotrapianto) in pratica
Il trapianto si articola in tre differenti fasi. Dopo avere posizionato un catetere venoso centrale ha inizio la prima fase, che consiste nella somministrazione di farmaci chemioterapici ed immunosoppressori (Ciclosporina), con lo scopo di preparare il paziente a ricevere le cellule staminali del donatore. A seconda dei farmaci utilizzati questa fase dura dai 2 ai 6 giorni, è generalmente ben tollerata e una modesta nausea rappresenta il disturbo principale. Con l'infusione delle cellule staminali del donatore ha inizio la seconda fase, la cui durata è di 10-18 giorni. In questo periodo compaiono i disturbi legati al mancato funzionamento del midollo osseo: il midollo del ricevente è stato distrutto ed il midollo del donatore è ancora troppo giovane per produrre le cellule del sangue. In questo periodo si può avere l'insorgenza di febbre ed è necessario trasfondere globuli rossi e piastrine. Complessivamente questo è il periodo più delicato, che termina quando il nuovo midollo ricomincia a funzionare. Con la ripresa della funzione midollare ha inizio la terza fase, caratterizzata principalmente dall'adattamento del nuovo sistema immunitario nell'organismo del ricevente. In questo periodo il paziente vive a casa propria e si deve sottoporre a frequenti controlli ambulatoriali. Il rischio principale di questo periodo è la comparsa della malattia da trapianto contro l'ospite (GVHD è l'acronimo di uso comune in inglese). La malattia da trapianto contro l'ospite origina dall'attivazione del sistema immunitario del donatore nei confronti del ricevente ed è caratterizzata da alterazioni cutanee, intestinali e disturbi al fegato. Qualora compaia la malattia da trapianto contro l'ospite, evento che si verifica nel 40-50% dei casi, è necessario aumentare le terapie immunosoppressive. In questo modo la gran parte dei casi si risolve, anche se la malattia da trapianto contro l'ospite rappresenta una complicanza potenzialmente molto grave se non risponde alla terapia. La terza fase del trapianto è inoltre caratterizzata da un aumentato rischio infettivo, soprattutto nei confronti di infezioni virali. Frequentemente si ha la riattivazione di un virus latente nell'organismo di ciascuno di noi: il Citomegalovirus. La riattivazione del Citomegalovirus viene controllata con successo grazie a specifici farmaci antivirali. A distanza di 4-9 mesi dal trapianto il sistema immunitario del donatore si adatta all'organismo del ricevente ed è allora possibile sospendere completamente tutti i farmaci. Si raggiunge così l'obiettivo dell'allotrapianto che è quello di eliminare completamente la malattia, permettendo al paziente di tornare ad una vita normale senza dover più assumere farmaci. In alcuni casi, tuttavia, si può avere una cronicizzazione della malattia da trapianto contro l'ospite, per cui è necessario proseguire le terapie immunosoppressive per un lungo periodo di tempo.


![Pagina validata XHTML 1.0 Strict! Verifica con la validazione automatica [link esterno, apre una nuova finestra]](/istituto/ico/valid-xhtml10.gif)
![CSS Validato! Verifica con la validazione automatica [link esterno, apre una nuova finestra]](/istituto/ico/w3c_css_ico.bmp)

