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Il trapianto di midollo osseo allogenico a ridotta intensità (non mieloablativo)

Fino a pochi anni fa era opinione comune che la chemioterapia di preparazione al trapianto allogenico, il cosiddetto regime di condizionamento, fosse un presupposto indispensabile per distruggere le cellule tumorali dell'ospite e per fare spazio fisicamente al nuovo midollo che veniva trapiantato. Questa visione relativamente semplicistica non teneva conto del ruolo fondamentale che riveste il sistema immunitario del donatore; infatti la dimostrazione dell'attività svolta dalle cellule immunocompetenti del donatore, infuse con il trapianto, per il controllo e l'eradicazione delle cellule tumorali residue dell'ospite, ha portato in questi ultimi anni ad un nuovo e affascinante concetto di allotrapianto con riduzione di intensità dei protocolli di condizionamento, il cosiddetto allotrapianto a ridotta intensità. E' un particolare tipo di trapianto caratterizzato dalla somministrazione di farmaci ad attività prevalentemente immunosoppressiva e con una tossicità d'organo trascurabile, o comunque ridotta rispetto ai regimi di condizionamento convenzionali. Lo scopo è quello di permettere ugualmente un buon attecchimento delle cellule staminali allogeniche del donatore, con un duplice risultato:

  1. ridurre i rischi di tossicità e quindi di mortalità associata al trapianto;
  2. mantenere una buona efficacia terapeutica sulla patologia tumorale.

I dati più recenti mostrano come il trapianto di midollo osseo allogenico non mieloablativo abbia sostanzialmente raggiunto questi obiettivi ed il suo impiego sta entrando nella routine di numerosi centri ematologici di avanguardia. In effetti in questi ultimi anni la procedura di allotrapianto a ridotta intensità è stata sempre più utilizzata, soprattutto in considerazione dei minori effetti collaterali rispetto al trapianto allogenico convenzionale; riducendo le complicanze legate alla procedura trapiantologica può quindi essere offerta una possibilità di cura anche a pazienti anziani e pazienti più giovani con patologie concomitanti (co-morbidità) per i quali il trapianto allogenico convenzionale può risultare fortemente controindicato.

Il breve periodo di osservazione non ci consente di affermare che questa procedura darà a lungo termine i risultati del trapianto allogenico convenzionale; al momento comunque rappresenta un'opzione promettente per il trattamento di alcune neoplasie ematologiche come la Leucemia Linfatica Cronica, i linfomi ed il mieloma multiplo.

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