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Ammalarsi a 40 anni

Il cancro sembra ancora più crudele quando colpisce i giovani. La notizia di un bambino con la leucemia, di un ragazzo con un tumore delle ossa, o con un tumore del testicolo, di una donna nel fiore degli anni con un tumore della mammella, anche se nella maggior parte dei casi questi tumori guariscono, ci ferisce come un'ingiustizia. Non è l'età per pensare alla morte, non è l'età per soffrire. Per i tumori dei bambini e degli adolescenti la medicina ha fatto grandi progressi, anche se talvolta le cure sono dolorose: Negli ultimi 30 anni la mortalità è diminuita del 70%. Non sappiamo fare gran che, invece, per prevenirli. Qualche caso è provocato dall'inquinamento dell'ambiente, ma per la maggior parte le cause sembrano risiedere nella stessa natura dell'uomo, nei suoi geni, nell'ambiente naturale.

Anche la cura dei tumori degli adulti ha progredito, ma molto più lentamente. A fronte di immensi progressi nella conoscenza sulla natura del cancro, sui meccanismi molecolari della sua formazione, la traduzione delle scoperte biologiche in guarigione clinica procede con passi di tartaruga. La scienza deve ancora mantenere le sue promesse di guarigione. Possiamo già fare molto, invece, per l'eliminazione dei rischi ambientali, per la correzione di abitudini insane indotte dalla globalizzazione dei costumi. Ciascuno di noi può fare qualcosa: contro il tabacco, il cibo cattivo, la vita sedentaria e l'inquinamento dell'ambiente.

Alcuni tumori hanno cause genetiche, nel senso che possiamo ereditare da un genitore la predisposizione ad ammalarci. Solo in rarissimi casi, tuttavia, l'ereditarietà significa certezza di ammalarsi. Nel caso del carcinoma della mammella, le donne che ereditano dal padre o dalla madre una mutazione che impedisce il buon funzionamento dei geni chiamati BRCA (dalle iniziali del termine inglese per indicare il cancro al seno: breast cancer) hanno una probabilità di ammalarsi molto alta, oltre il 50% nel corso della vita, e già il 10-20% di loro si ammalano entro i 40 anni (mentre solo 5 su mille delle donne della popolazione generale si ammala entro quell'età). Mutazioni di numerosi altri geni possono favorire la comparsa del cancro al seno, ma per quanto se ne sa ad oggi, sembrano influenzare solo marginalmente la probabilità di ammalarsi. È un campo tuttavia dove la ricerca sta muovendosi molto rapidamente, e non è escluso che entro pochi anni vengano identificati altri geni e altre mutazioni che consentiranno una migliore predizione. Si sta indagando in particolare sui geni che controllano gli ormoni che influenzano lo sviluppo dei tumori. Oggi sappiamo che chi ha alti livelli di alcuni fattori di crescita nel sangue, in particolare di una proteina denominata IGF (fattore di crescita insulinosimile), si ammala di più di tumori della mammella, dell'intestino, della prostata, e probabilmente di altri tumori. Mentre le donne che hanno più alti livelli di ormoni sessuali nel sangue si ammalano di più di tumori della mammella. La sintesi di questi fattori di crescita, delle proteine che li accompagnano nel sangue regolandone la disponibilità, delle proteine che li accolgono alla superficie o all'interno delle cellule (i cosiddetti recettori), dipende da decine di geni ciascuno dei quali può avere decine di varianti (i cosiddetti polimorfismi), e chi possiede un certo insieme di varianti può avere una probabilità più o meno grande di ammalarsi. L'industria farmaceutica sta facendo investimenti faraonici per descrivere tutte le varianti dei geni che intervengono nella sensibilità ai farmaci, allo scopo (nell'illusione?) di giungere un giorno al farmaco specifico per ogni persona, per curare e per prevenire. Ma questo è il futuro. Oggi non sappiamo ancora agire sui nostri geni per ridurre il rischio. Sappiamo solo diagnosticare l'eventuale presenza di alcune mutazioni che aumentano il rischio di ammalarsi. In molti casi non sappiamo neanche a che cosa servono i geni le cui alterazioni predispongono a certe malattie. Nel caso dei geni BRCA si sospetta che abbiano molte differenti funzioni. Pare che le proteine prodotte dai geni BRCA normali intervengano nei processi di riparazione del DNA. Ogni giorno, in ognuna delle nostre cellule, la lunga molecola del DNA che contiene le istruzioni per un buon funzionamento, viene danneggiata da sostanze chimiche estranee, radiazioni, processi metabolici intracellulari, in migliaia di punti. Questi danni devono essere prontamente riparati, pena il cattivo funzionamento della cellula e in taluni casi, a seconda dei geni colpiti, l'inizio di un processo tumorale. Un'altra funzione dei geni BRCA pare essere di proteggere la cellula dallo stimolo abnorme di ormoni e fattori di crescita. Si capisce quindi che se i BRCA non funzionano non solo sia più facile che si formino cellule tumorali ma anche che queste trovino un ambiente ormonale favorevole al loro sviluppo. Generalmente occorrono molti anni, normalmente vari decenni, perchè una cellula accumuli tutti i danni al DNA che portano alla formazione di un tumore. Nei portatori di mutazioni di BRCA, invece, essendo inefficiente la riparazione del DNA, si capisce come si possa giungere più facilmente alla formazione di tumori anche in età molto giovane.

Cosa sa offrire la medicina oggi a chi appartiene ad una famiglia dove serpeggia una mutazione ad alto rischio per il carcinoma della mammella? Fondamentalmente la diagnosi genetica, cioè la possibilità di stabilire chi, tra i famigliari, è portatore della mutazione e chi no. Se un genitore è portatore della mutazione in media la metà dei figli la eredita e l'altra metà è sana, cioè ha la stessa probabilità di ammalarsi della popolazione generale. Naturalmente il test genetico viene proposto solo a chi ha tanti casi di cancro al seno in famiglia, in particolare se manifestatisi in giovane età. Il cancro al seno è infatti una malattia drammaticamente frequente e il fatto di avere uno o due casi in famiglia, specie se la famiglia è numerosa, non vuol dire che ci sia una predisposizione ereditaria. In secondo luogo la medicina può offrire un'attenta sorveglianza clinica, con mammografie e altri esami annuali, per diagnosticare precocemente un eventuale tumore, aumentando le possibilità di cura radicale. In terzo luogo, quando si è sicuri della presenza di una mutazione pericolosa, viene talvolta proposta l'asportazione delle ovaie, sia perchè alcune di queste mutazioni predispongono anche al cancro dell'ovaio, sia perchè gli ormoni ovarici promuovono lo sviluppo del cancro al seno. In alcuni centri viene anche proposta l'asportazione preventiva della ghiandola mammaria, da sostituire con una protesi, un intervento che pur non costituendo una garanzia assoluta (perchè un po' di tessuto mammario viene comunque lasciato) riduce moltissimo l'incidenza della malattia. È chiaro che queste misure preventive sono tutt'altro che facili da accettare e pongono una quantità di problemi etici, psicologici e sociali. Di qui il nostro obiettivo di ricercare e sperimentare soluzioni preventive meno violente, qualcosa che le donne stesse portatrici di mutazione possano fare senza ricorrere a mutilazioni chirurgiche. Così è nato il progetto COS, di cui abbiamo già parlato in questa rubrica.

Siamo partiti dalla constatazione che non tutte le donne portatrici di una mutazione di BRCA finiscono per ammalarsi. Il che vuol dire che non basta l'alterazione genica ma occorre anche un qualche fattore legato all'ambiente o allo stile di vita. Inoltre nelle famiglie ad alto rischio la probabilità di sviluppare la malattia è andata aumentando nelle successive generazioni: il rischio di ammalarsi della nipote è molto maggiore del rischio della nonna che aveva la stessa mutazione. Questa osservazione fa pensare che siano gli stessi fattori che hanno fatto aumentare il cancro della mammella nella popolazione generale nel corso dell'ultimo secolo abbiano anche fatto aumentare il rischio nelle donne con predisposizione ereditaria. Ci sono poi studi che hanno evidenziato come certi fattori della dieta sembrino influenzare il rischio di ammalarsi in modo più spiccato in chi ha casi di cancro al seno in famiglia che in chi non ne ha. Una dieta ricca di zuccheri raffinati e di grassi animali, tipica delle nostre popolazioni ad alto rischio di tumori al seno, in quanto favorisce l'aumento dei livelli di ormoni sessuali e di fattori di crescita nel sangue, potrebbe essere ancor più pericolosa nelle portatrici di mutazioni, che hanno difese meno efficienti contro lo stimolo che questi fattori esercitano sulla proliferazione cellulare e quindi sullo sviluppo di tumori. La prevenzione del cancro genetico, quindi potrebbe passare anche attraverso una dieta equilibrata e sana, che avrebbe anche molti altri vantaggi. Ad esempio la prevenzione dell'obesità, dell'ipertensione, del diabete, delle malattie di cuore. I risultati preliminari dello studio COS, inoltre, suggeriscono che chi è portatore di una mutazione di un gene BRCA dovrebbe rinunciare al latte nella sua dieta, e introdurre con frequenza settimanale vegetali della famiglia delle crocifere, come i cavoli, i broccoli, le cime di rapa.

Ultimo aggiornamento: martedì 4 marzo 2008

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