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Diverse terapie ormonali sostitutive comportano diversi rischi di cancro mammario - Pubblicati i risultati dello studio prospettico E3N.
Articolo
Fournier A, Berrino F, Clavel-Chapelon F.
Unequal risks for breast cancer associated with different hormone replacement therapies: results from the E3N cohort study.
Breast Cancer Res Treat. 2007 Feb 27;
Abstract
Large numbers of hormone replacement therapies (HRTs) are available for the treatment of menopausal symptoms. It is still unclear whether some are more deleterious than others regarding breast cancer risk. The goal of this study was to assess and compare the association between different HRTs and breast cancer risk, using data from the French E3N cohort study. Invasive breast cancer cases were identified through biennial self-administered questionnaires completed from 1990 to 2002. During follow-up (mean duration 8.1 postmenopausal years), 2,354 cases of invasive breast cancer occurred among 80,377 postmenopausal women. Compared with HRT never-use, use of estrogen alone was associated with a significant 1.29-fold increased risk (95% confidence interval 1.02-1.65). The association of estrogen-progestagen combinations with breast cancer risk varied significantly according to the type of progestagen: the relative risk was 1.00 (0.83-1.22) for estrogen-progesterone, 1.16 (0.94-1.43) for estrogen-dydrogesterone, and 1.69 (1.50-1.91) for estrogen combined with other progestagens. This latter category involves progestins with different physiologic activities (androgenic, nonandrogenic, antiandrogenic), but their associations with breast cancer risk did not differ significantly from one another. This study found no evidence of an association with risk according to the route of estrogen administration (oral or transdermal/percutaneous). These findings suggest that the choice of the progestagen component in combined HRT is of importance regarding breast cancer risk; it could be preferable to use progesterone or dydrogesterone.
Commento all'articolo (dr Franco Berrino)
Che ci sia un aumentato rischio di carcinoma mammario a seguito delle terapie ormonali sostitutive in menopausa è noto da molti anni grazie agli studi che ne hanno confrontato l'incidenza nelle donne trattatre e nelle donne non trattate. Anche per l'esistenza di forti conflitti di interesse, tuttavia, la divulgazione dei risultati di questi studi è stata afflitta da errori e distorsioni che hanno creato grande confusione. Si è artatamente sostenuto ad esempio che non ci sarebbe aumento di rischio nei primi 5 anni di trattamento. Nel 2002 l'evidenza scientifica di un significativi aumento di rischio è stata fortemente corroborata dai risultati di una grande sperimentazione preventiva controllata con placebo, lo studio WHI (Women's Health Initiative). A seguito di quello studio milioni di donne hanno interrotto la terapia e già nel 2003, negli Stati Uniti si è osservata una clamorosa riduzione dell'incidenza del carcinoma della mammella (del 7% globalmente ma del 12% nell'età compresa fra 50 e 69 anni).
Poichè a molte donne queste terapie vengono comunque ancora prescritte, e in alcuni casi ci sono serie indicazioni cliniche per farlo, è importante considerare quale sia il rischio associato ai diversi farmaci disponibili. Lo studio prospettico francese E3N è l'unico che ha seguito un gran numero di donne dall'inizio del trattamento con questionari ripetuti che hanno indagato dettagliatamente sul tipo di farmaci utilizzati. Il risultato è molto importante in quanto suggerisce che sia possibile utilizzare, qualora sia necessario, un'associazione estroprogestinica che non aumenterebbe il rischio di cancro della mammella.
Quando si prescrivono questi farmaci è prudente oggi associare agli estrogeni il progesterone naturale ed evitare progestinici sintetici.


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